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sabato 13 gennaio 2018

LA FINE di un rapporto tossico È UN INIZIO alla vita


Non puoi avere paura di cambiare, devi avere il terrore di rimanere sempre uguale”. Forse però cambiare è un termine troppo scontato e inflazionato. Bisogna avere il coraggio di togliere o aggiungere rispetto a prima, di sostituire, di lasciare andare, di cercare alternative altrove per non stare male o per cercare di stare meglio.

Nelle relazioni è importante comprendere quando è il caso di insistere e quando invece è il caso di lasciar perdere. Trasformare un desiderio di essere ricambiati in un bisogno è il modo migliore per non realizzarlo. Anche perché è difficile cambiare se stessi, ma di sicuro è impossibile cambiare l'altro se non è lui a volerlo fermamente.

Stare in coppia richiede tanto amore, impegno, buon senso, comprensione, ma mai deve essere sinonimo di sofferenza e sottomissione. Non è solo l'amore a far perdere il controllo, ma è anche il controllo ossessivo a far perdere la possibilità di amare veramente.

Più cresciamo interiormente ed emotivamente e più diminuisce il numero di persone con cui possiamo realmente entrare in relazione, per cui il senso di solitudine può aumentare all'aumentare della serenità ed autenticità interiore.

Bisogna sempre chiedersi il perché si possa sentire la mancanza di una persona che sia stata perlopiù fonte di grande sofferenza in insicurezza. Bisogna arrivare al fondo e sentire appieno il proprio dolore in una relazione tossica per poter incominciare a risalire ed uscirne definitivamente. Si pensa che sia difficile trovare la persona giusta, ma spesso è più arduo dimenticare quella sbagliata.

Se ci si appoggia troppo all'altro e ci si dimentica del proprio valore, nel momento in cui si sposta o se ne va, si cade spaventosamente e il rischio è molto alto. Per cui meglio prendere preventivamente le distanze da chi fa stare male. Chi ama migliora il partner ed è contento se lui è contento.

Nel tentare di separarsi da una persona sbagliata non bisogna lottare contro quest'ultima, ma contro la parte di se stessi che vuole a tutti i costi rimanere legata alla relazione malsana. Paradossalmente la capacità di stare soli è la prima condizione per poter amare davvero qualcuno. Se l'altro è l'alternativa al vuoto e alla solitudine le premesse sono di sicuro non buone.

Detto questo, è arrivato il momento di porre fine a questa esperienza, fine che poi coincide sempre con un nuovo inizio. Un anno è passato. Un anno in cui ho scritto quasi tutti i giorni rielaborando ricordi, idee, sentimenti ed emozioni. Un anno può essere la durata della fase di love bombing. Un anno è il tempo necessario per recuperare da un intervento importante e da un'anestesia. Un anno è il periodo minimo necessario per tornare alla normalità dopo essere sopravvissuti allo  tsunami di una relazione tossica.

Credo di aver scritto tanto sul tema dei rapporti con narcisisti, bordeline e psicopatici. Chiunque entri nel blog può trovare informazioni che gli possono essere di aiuto, in primo luogo attraverso l’aumento della conoscenza e della consapevolezza rispetto  ad un aspetto estremamente complesso e intimo della vita. Poi ognuno ha il suo percorso, perché ogni individuo è unico e particolare, ma la consapevolezza fa tutta la differenza del mondo, perché non è che se non parli di un problema e fai finta di non vederlo, questo non esiste davvero.

Per quanto mi riguarda è giunta l’ora di scollegarmi, di andare oltre, di dedicarmi ad altro, per poi magari un giorno scriverne. Nella vita è di fondamentale importanza sapere che esistono persone malvagie, relazioni tossiche e abuso emotivo da cui difendersi, ma è altrettanto importante sapere che c’è tanto di bello, positivo, vivo a cui dedicare tempo ed energie. C’è un momento in cui è giusto rivolgere maggiormente lo sguardo verso la parte più positiva dell'esistenza che è piena di splendide opportunità. Non si può vedere ingenuamente solo il bene, non si può nichilisticamente temere solo il male, è in questa terra di mezzo che si dovrebbe vivere la maggior parte del tempo.

Non si guarisce mai definitivamente dal male e dal dolore perché non si guarisce mai dalla vita. Ma se si rimane troppo tempo nell’oscurità, può succedere che si finisca per distruggersi, sia fisicamente che emotivamente. Già conoscete la frase “se guardi negli occhi il male, alla fine è il male che ti guarderà negli occhi”, ed è assolutamente vero. Così come se pensi di cambiare un narcisista psicopatico, alla fine sarà lui a cambiare te. Ma esiste sempre almeno una terza via. Le persone libere e consapevoli hanno sempre anche una terza via che supera il ricatto di vincente o sconfitto, dentro o fuori, amico o nemico, on/off. Nei rapporti tossici “vince di molla”, chi smette di lottare e ricomincia dall’amare prima di tutto se stesso con un livello di maturità e apertura del cuore immensamente superiore.

È normale che le persone che sono passate per le stesse situazioni descritte nel blog attraversino la stessa atroce sofferenza e le stesse ossessioni. Alcune ancora non sanno bene il perché, né come tutto ciò sia potuto accadere, ma una volta capito, non hanno altro da fare che passare al contatto zero e andarsene, se non possono farlo fisicamente, comunque devono prendere un’enorme distanza emotiva. Purtroppo, tante rimangono incatenate al loro aguzzino e soffrono per tutta la vita. Altre dopo lo svelamento e lo scarto subiscono conseguenze insanabili dal punto di vista fisico e psichico. Altre ancora attraverso questa esperienza devastante, riescono a fare un grosso lavoro su se stesse che le porta a stare molto meglio rispetto a prima. Le più fortunate, raggiungono livelli di pace e serenità interiore impensabili senza passare per un simile inferno.

C'è poi chi, come conseguenza di questo orrore, ha trasformato la sua esperienza in una ossessione, in un’arte, in una professione, o in un proposito esistenziale, sublimando il dolore in questo modo. Io credo che questo tema, per quanto indispensabile, misterioso ed interessante, è un tema che va conosciuto, ma va anche lasciato andare, come ad un certo punto va lasciato andare il soggetto tossico. O meglio, va trattato come un veleno che può salvare la vita se preso a dosi molto basse, altrimenti può essere letale. Il segreto è dedicarsi a ciò che si è scelto, ciò che da gusto, per poi magari smettere e ricominciare.
Ciao, buona vita.

P.S. Lascio la mail (solounuomosolo@gmail.com) in caso qualcuno volesse scrivermi, con l’avvertenza che non ho nessuna soluzione specifica per i singoli casi, e che non è detto faccia seguito obbligatoriamente una risposta.

venerdì 12 gennaio 2018

Devo essere grato ai rapporti tossici



“Hai dentro la tua malattia
hai dentro la tua cura
hai pioggia dentro il sole
hai ruggine e capriole
ogni saggezza come ogni follia
la gioia e la sua nostalgia
quelle parole che non trovi mai
come quelle che scordare non puoi
tutto è dentro quello che hai
quello sai è dentro.”
 
Nulla come l’essermi imbattuto in rapporti tossici, mi ha aiutato a cambiare in meglio, innalzando spaventosamente la consapevolezza, il senso d’identità, l'autenticità. Attraversare il dolore e affrontare la malvagità mi ha obbligato a guardare in faccia sia la parte depressa che quella narcisistica, e dopo un percorso davvero difficile, per fortuna ho raggiunto una maggiore pace interiore. Devo inevitabilmente ringraziare la sofferenza, il male e tutte le persone che lo hanno incarnato, senza di loro sarei una persona peggiore. Può sembrare assurdo, ma è così.
 
Senza quelle bruttissime esperienze, che non si augurano neppure al proprio peggior nemico, probabilmente non avrei mai avuto la forza di affrontare un percorso personale importante e profondo come quello che ho affrontato.  Sono grato ai rapporti tossici perché mi hanno fatto crescere più di ogni altra esperienza, perchè nella quiete e nel benessere è davvero arduo evolvere. È stato come fare un viaggio al centro di me stesso e ritorno, per il quale non sei è mai preparato abbastanza, ma pronto da sempre. E come spesso accade, ho ottenuto maggiormente ciò che desideravo proprio quando sono stato disposto a rinunciarci, o quantomeno non lo ritenevo più così cruciale.
 
Probabilmente dovevo attraversa un dolore molto forte per elaborare ferite antiche e ancora sanguinanti. Forse dovevo rivivere determinati rapporti malsani per poterli comprendere, accettare e lasciare andare. Può darsi che abbia dovuto guardare in faccia le mie principali paure, come solitudine e senso di abbandono, per poter rinascere imparando a non rimane schiavo in eterno del passato. Il conflitto interiore è stato sfibrante, così come la lotta che ho instaurato nel mondo. Questi rapporti hanno toccato delle corde delicatissime in punti estremamente sensibili, e mi hanno obbligato a fare i conti con aspetti che prima neppure prendevo in considerazione.
 
Devo essere chiaro però, non basta incappare in un rapporto tossico per cambiare in meglio, o leggere qualche libro di psicologia per imboccare la via della pace interiore. La crescita personale dal mio punto di vista, ha a che fare con la ricerca più accurata e pervasiva di un bene esistenziale che passa per la conoscenza di sé e l’accettazione di tutto quanto ci riguarda, nel bene e nel male. Per stare meglio con noi stessi serve affrontare, con una dedizione quasi maniacale, un lungo percorso irto di difficoltà e fatica, ma anche colmo di gioia e soddisfazioni. Coraggio e voglia di mettersi in gioco sono fondamentali anche quando sembra che tutto sia perso e irrimediabile. Servono idee, metodo, impegno, e tanti errori per procedere a passi lenti ma concreti verso una meta ideale, forse irraggiungibile.
 
È come leggere una guida turistica sull’India in modo attento e accurato, alla fine avrai molte idee e tanti itinerari, ma ancora non ci sarai stato. Per vivere davvero l’esperienza dell’India, devi fare lo sforzo di alzarti e andarci con tutto quello che comporta. Certo che cambiare le idee nel cervello è il primo passo determinante, modificare la prospettiva permette di sentire e vedere il mondo con occhi totalmente diversi. A quel punto tutto di noi inizia a cambiare pur stando assolutamente fermi. Ma non basta, dopo bisogna vivere.

mercoledì 10 gennaio 2018

La complessa verità dei rapporti tossici



È vero sono dei mostri, predatori senza anima, esseri diversi con sembianze umane. È vero che la vittima non ha nessuna colpa particolare, nessun difetto che giustifichi l’abuso e la sofferenza che subisce nell’ambito di un rapporto tossico. È anche vero però, che limitarsi a questo per spiegare la complessità dei rapporti tossici con soggetti narcisisti, borderline, psicopatici e estremamente semplicistico e riduttivo. C’è tanto altro da comprendere e da metabolizzare per riuscire a guarire, per trasformare questa tragica esperienza in una magnifica occasione di evoluzione personale. E in gran parte ha a che fare col vissuto, le ferite non elaborate, la maturità emotiva.
 
In un mondo ideale la famiglia è il luogo di crescita perfetto nell’amore e nell’accettazione totale, i partner sono persone amorevoli con cui condividere la vita insieme valorizzando le rispettive diversità in modo amorevole e reciproco, e il contesto sociale è il bosco incantato delle favole. La realtà vuole che ciò non sia sempre vero, o lo sia solo in parte. E comunque, nella vita di tutti i giorni ci troviamo di fronte ad una serie infinita di problemi relazionali, anche in quei contesti in cui tutti ci hanno insegnato dovrebbero essere meravigliosi e positivi.
 
Però è giunto il momento di prendere il vostro specchio preferito, di guardarvi nel momento migliore della giornata, e di domandarvi: “perché io amo una persona distante, fredda, spesso aggressiva e rabbiosa?”. La cosa più assurda è ascoltare la descrizione di un vero narcisista da chi gli vive accanto, e ascoltare tutte le nefandezze che lo riguardano. Sembra di assistere a un film in cui il protagonista tortura e induce alla morte psicologica, e magari fisica, le persone che ha vicino per il gusto di farlo. Sulla base di questo si può facilmente formulare l’equazione narcisista psicopatico uguale mostro e addossare a lui tutte le colpe. Ma il vero mistero è perché la vittima continua ad amare un soggetto del genere e non se va, per proteggersi, per cercare di stare meglio o quantomeno ridurre il dolore quotidiano.
 
La realtà dei rapporti tossici è molto più complessa rispetto a ciò che appare da una prima osservazione. Il bene e il male non possono mai essere separati. Il bene definisce il male, così come la malattia definisce la salute. La gazzella serve al leone ed è parte del suo ecosistema, ma anche la gazzella ha bisogno del leone in quanto parte del suo ecosistema. Dio (per chi ci crede) non è mai solo buono, ma incorpora anche il male. Il tutto è sempre composto da luce e ombra, amore e odio, bontà e rabbia, e questo è imprescindibile perché senza l’uno non ci sarebbe l’altro. I rapporti tossici sono un incontro di due parti, che danno vita ad un incastro malsano. Rassicura e giustifica per tante cose vedere il bene solo da una parte e il male solo dall’altra, ma la realtà è alquanto più articolata, sfaccettata e profonda.
 
La vita adulta è fatta di tante aspetti, spesso contraddittori o contrari, da tenere insieme contemporaneamente. La vera differenza la fa come tutti questi aspetti vengono fatti vivere dentro di noi in modo adulto ed equilibrato. Spesso abbiamo scarsissimo controllo dei nostri stati emotivi, e delle nostre emozioni complesse, di conseguenza abbiamo scarso controllo della nostra vita. Un basso stato di coscienza e consapevolezza è il presupposto principale per cadere e rimanere invischiati in rapporti tossici, senza cambiare mai. Pensare di uscire da un rapporto tossico senza modificare lo stato mentale e di coscienza è come tuffarsi in acqua pensando di non bagnarsi. In questo senso vittima e carnefice sono soggetti, prevalentemente guidati da istinti, che fanno parte dello stesso sistema e si sostengono a vicenda. Vivono nel qui e ora, in preda a dinamiche del tutto fuori controllo perché basate sull’istinto. Un leone non uccide una gazzella perché è arrabbiato con lei, ma perché ha fame ed è la sua natura farlo. Allo stesso modo un narcisista psicopatico abusa e manipola le proprie vittime perché è la sua unica natura, altro non sa e non può fare. Per cui ci si può solo difendere e scappare.

martedì 9 gennaio 2018

Rapporti tossici e le diverse parti di ogni individuo


 
Teoricamente uscire da un rapporto tossico per sempre sarebbe molto semplice, e sempre teoricamente richiederebbe poche ore, o al massimo qualche giorno per capire, decidere e adottare comportamenti adeguati allo scopo. In realtà non è così, perché in realtà ciò che definiamo “la nostra personalità” è una moltitudine incoerente di voci interne, figure, personaggi, modelli interiorizzati, parti di noi ancorate al passato. Non occorrono particolari studi di psicologia per rendersi conto che ogni individuo è la somma complessa di più parti profondamente diverse tra loro, e che al nostro interno vivono desideri e aspirazioni profondamente differenti, spesso in conflitto. Vogliamo sposarci, ma anche rimanere liberi e aperti. Desideriamo la carriera, ma non vogliamo rinunciare alla vita tranquilla, oppure ambiremmo alla vita famigliare lontana dallo stress, ma ricerchiamo costantemente l’adrenalina delle novità. Aspiriamo ad essere in forma fisicamente, ma siamo golosi e poco inclini alla fatica. Professiamo l'amore, ma poi ci innamoriamo e rimaniamo legati a soggetti freddi e senza cuore. Che ci piaccia o meno, dobbiamo arrenderci al fatto che non siamo padroni in casa nostra, e dobbiamo fare i conti le tante parti che convivono in noi, i cui conflitti possono causare disturbi emozionali, sintomi somatici, e ci allontanano da una visione adulta e matura.
 
L’uomo ha diversi io, diversi centri di coscienza e volontà, ispirati a differenti valori, che perseguono diversi progetti, in diversi contesti, spesso all’insaputa uno dell’altro, o in aperta contraddizione e conflitto. La sua parola viene da uno di questi io, ma può essere contraddetta da un altro io. Il si non è necessariamente sempre si. Il no non è necessariamente sempre no. L’uomo, anche se non affetto da patologia psicologica, è il più delle volte frammentato, diviso, separato, vive alieno da se stesso, dalle sue radici più profonde, con una consapevolezza molto bassa di ciò che lo muove e lo circonda. La sua mappa personale e del mondo è non solo impoverita e distorta, ma anche profondamente dissonante. Da qui tanti disturbi somatici, ansie, tante insicurezze, tensioni, paure, e la possibilità di relazione affettive disturbate e problematiche.
 
Dentro di noi convivono le parti mature e adulte, ma anche quelle infantili, ferite, distruttive. Spesso sono presenti parti scisse, cioè quelle di cui non si può o non si vuole prendere coscienza, le quali inducono a comportamenti che sembra appartengano ad un’altra persona. Ad esempio il padre, marito, commercialista attento e protettivo vive normalmente una vita integerrima con tendenze ossessive e una morale rigida, ma poi deve dare sfogo alla sua rabbia e frustrazione per tutto questo, attraverso perversioni sessuali che sfoga liberamente con delle prostitute. Esistono poi le parti malate, che possono essere tali e tante da pregiudicare in modo irreparabile la personalità del soggetto nel suo complesso, e da qui nasce la patologia. In altri casi si parla di tratti caratteriali quando ci sono ancora margini per compiere un lavoro su se stessi, in grado di limitare o sanare i comportamenti malsani. Quando le parti patologiche sono pervasive e cristallizzate, condizionano totalmente la vita di un individuo, come nel caso di un tossico dipendente, di un grave alcolista, o di un narcisista. In questo caso nell’esistenza cala un velo di buio, come se sul vetro dell’auto finisse un enorme foglio di giornale che rende la guida normale impossibile.
 
Siamo immersi nelle relazioni, viviamo di relazione sia con le nostre parti interne che con le altre persone che a loro volta sono composti da parti. I rapporti come le persone sono quindi complessi, perché sono incastri complicatissimi. Spesso poi ognuno vive in totale balia di comportamenti inconsci. E sia ben chiaro che problemi e incomprensioni non sono solo e sempre il frutto di personalità patologiche. Le differenze e le incompatibilità, le trasformazioni personali, la natura stessa dell’amore che è misteriosa e contraddittoria. Ci si realizza solo se ci si impara e conoscere, e si diventa consapevoli del “tutto” che ci riguarda e che riguarda il mondo in cui viviamo. Si diventa adulti e si può decidere e non reagire solamente, quando riusciamo a comprendere e tenere insieme il "nostro tutto" avendo una direzione e un senso. L’integrità personale non è una via facile anche se è l’unica che porta alla pace interiore. Richiede dedizione e disciplina, in cambio regala forza, energia, equilibrio, gioia di vivere. Chi è integro non ha più bisogno di nascondersi nelle maschere, se sbaglia si assume le sue responsabilità e cerca di riparare. Si mostra per ciò che è anche se pieno di fragilità e debolezze. Ma non per questo è autoindulgente con le proprie parti meno sane o infantili.

venerdì 5 gennaio 2018

Accettare la realtà è cruciale per la vittima di un rapporto tossico



Comprendere le dinamiche di ciò che accede e accattarlo, è un passo imprescindibile per la guarigione di una vittima imprigionata in un rapporto tossico. In particolare porrei l’attenzione sull’accettazione. La vita è come è, non come la vorremmo. Lottare contro la realtà è sbagliato, e quantomeno inutile. Molto meglio concentrarsi su se stessi e su ciò su cui davvero si può incidere, a partire dal nostro comportamento. Accettare non significa tollerare o rassegnarsi a qualcuno o qualcosa. Accettare vuol dire abbracciare la vita, non soltanto sopportarla. Accettare significa letteralmente “prendi ciò che ti viene offerto”. Non è sinonimo di rinuncia o ammissione della sconfitta, neppure di subire passivamente, e neanche di non cambiare o fare qualcosa di diverso. Significa aprirti completamente alla tua realtà presente: riconosci com’è, esattamente qui e ora, e rinuncia a combattere ciò che non puoi cambiare o non ti piace.
 
Il primo passo per cambiare è accettare la realtà così com’è. È una valutazione realistica della situazione, senza che per forza ti soddisfi, o che intenda rimanere in quella situazione. Più accetti pienamente la realtà, e più efficacemente puoi trovare soluzioni per cambiare senza sprecare tempo ed energie in lamentele, pretese e accuse. Se il partner è violento, la prima cosa da fare è accettare la realtà della situazione: sei in pericolo e devi proteggerti, senza indugiare pensando a come cambiarlo o sperando che cambi da solo. Se la tua vita non sta andando bene, l’unica cosa saggia da fare è trovare alternative, e questo cambiamento sarà molto più proficuo se parti da una posizione di accettazione. Tutto il tempo e le energie che sprechi combattendo contro i pensieri e le emozioni potrebbero essere investiti molto più proficuamente per trovare strade diverse e più salutari.
 
L’accettazione spinge anche a deporre le armi. Vince chi molla. Se accetti una cosa, forse è più facile smettere di lottare per cambiarla a tutti i costi. Un narcisista non cambia, non può, non sa vivere in altro modo, è un essere diverso, con altri valori, idee, obiettivi, non puoi cambiarlo. A nessuno verrebbe in mente di litigare con un albero perché non parla e non abbraccia, o di accusare un leone perché sbrana una gazzella. Se non condividi una cosa non è necessario che cerci di farla a pezzi, ti disperi, o ti ubriachi.
 
Accettare significa anche smettere di giudicare se stessi e gli altri. Giudicare non serve a nulla ed è deleterio: i pensieri buoni o cattivi, le decisioni passate, il modo di vivere proprio e altrui, il passato, il presente e il futuro. Il giudizio è l’origine della lotta e della sofferenza. Non giudicare non vuole dire non avare idee e non scegliere, ma osservare ogni cosa in modo compassionevole, realistico, responsabile. A volte ci mettiamo a giudicare persino i nostri pensieri. Meglio provare a cambiarli, passando per l'accettazione anche di quelli negativi.
 
Tra l'altro, ognuno di noi pensa di essere l’unico a soffrire e l’unico ad affrontare situazioni difficile, ma non è assolutamente così. È la vita di tutti. Tenere unite ed in equilibrio cose meravigliose ed orribili è il destino di tutti gli esseri viventi dotati di sentimenti. Nessuno escluso. In natura c'è il male e il dolore, ma allo stesso tempo possiamo incontrare la meraviglia dell'amore e della gioia. Va quindi ricercato accanitamente il bene, senza però minimamente ritenere di poter eliminare il male. La differenza sta nella capacità di tenere unito questo tutto, di saper affrontare i vari aspetti con consapevolezza e responsabilità. La risoluzione di problemi anche gravi, serve solo per avere più strumenti con cui risolvere altri problemi. Ogni ostacolo o trauma è una risorsa, ogni difficoltà un’opportunità, ogni cambiamento una rinascita. Però serve tanto lavoro, impegno, dedizione e anche un pizzico di fortuna, che aiuta sempre e solo chi è disposto a lasciare il porto sicuro delle proprie vere o presunte certezze.

sabato 30 dicembre 2017

Se leggete questo blog sui narcisisti psicopatici…fine anno


L’anno volge al termine, così come probabilmente si avvicina anche la fine di questa esperienza di scrittura (quasi) quotidiana. Tutto ha un inizio e una fine, e non sono mai stato un amante della ripetizione ossessiva della stessa esperienza senza cambiamenti, considerando anche che tanti ormai scrivono e pubblicano video sul tema, e che tanto ho già scritto per cui ciò che poteva essere utile dovrebbe essere già arrivato a destinazione, come una freccia che colpisce il suo bersaglio. È periodo di bilanci, sorgono spontanee alcune riflessioni.

Se leggete questo blog è più probabile che siate una donna. Una donna che ha avuto una relazione a dir poco difficile con un uomo del quale è arrivata a pensare sia un narcisista, un borderline, o peggio uno psicopatico. E quindi cerca qui una spiegazione del perché di tanti comportamenti apparentemente assurdi, oppure cerca una possibile strada per uscire dal dolore e dalla disperazione, o semplicemente per cambiare la propria vita. Se siete una donna e leggete questo blog per i motivi sopra indicati, è possibile che abbiate anche letto altri post precedenti, o vi siate concentrate solo su alcuni di essi perché magari più interessanti o con un titolo più accattivante (è stato dimostrato che le persone leggono quasi esclusivamente i titoli e non il contenuto).
 
Però, un momento. Se non avete letto tutti i post è probabile che ancora non abbiate una idea chiara di cosa sia un narcisista psicopatico. Quindi se potete e ne avete voglia, si consiglia la lettura di quanto scritto in precedenza. Se però proprio non ne avete voglia o non riuscite, ricordate che: narcisista psicopatico non è sinonimo di maschio. E neanche di egocentrico egoista. È un disturbo di personalità ben preciso, con svariate varianti sul tema, ma con alcuni aspetti caratteristici: assenza di empatia, grandiosità, paura del giudizio, rabbia e aggressività pervasiva, grandi capacità manipolatorie. È anche possibile che non sia semplicemente un narcisista, ma che abbia una personalità più complessa con altre sfumature. Il massimo della gravità è data dalla triade oscura, cioè dall’unione di narcisismo, machiavellismo, psicopatia a cui possiamo aggiungere una forte componente sadica nel godere a far soffrire qualcuno.
 
Se incontrate un soggetto del genere (maschio o femmina) la domanda giusta da farsi è: “perché si comporta così?”, molto meno saggio chiedersi: “come posso aiutarlo o cambiarlo?”. Alla prima domanda magari si possono provare a dare delle risposte. Alla seconda NO, nel modo più assoluto. Allora la domanda davvero giusta è: “perché sono ancora qui a penare e passare i mesi o gli anni soffrendo, nella speranza che cambi?”. Se arrivate a questa svolta, la vostra vita ha buone possibilità di prendere un corso più salutare, positivo e benefico per la serenità futura.
 
Se leggete o avete letto questo blog, è meno probabile ma possibile che siate un uomo che ha avuto un rapporto tossico con una donna vampiro (sono tantissime), e nonostante possa apparire difficile da accettare, vale tutto quanto viene comunemente scritto al femminile. La vera differenza sta nel fatto che l’uomo spesso non ne parla per vergogna e retaggio culturale, ma subisce un abuso e una violenza altrettanto devastante.
 
Infine se leggete questo blog, è anche possibile che siate uomini o donne che si stanno chiedendo se hanno o meno un disturbo narcisistico di varia entità in relazione al susseguirsi di disastri seriale in cui incorrono negli ambiti sentimentali e lavorati. In questo caso la riposta è facile. Si, è quella la causa.

Grazie dell'attenzione. Buon anno a tutti comunque, e buon contatto zero a chi riesce ad applicarlo per il proprio bene.

venerdì 29 dicembre 2017

Vive solo nell’eterno conflitto il narcisista psicopatico



Mentre un narcisista psicopatico sta bene nel conflitto, nella tensione e nella lotta, una persona normale in questo stato emotivo soffre tremendamente. Una persona normale se si arrabbia sta male, mentre un vampiro emotivo non può non vivere nella tensione e nella competizione. Anche quando è seduttivo in realtà combatte per il potere. È il suo terreno, è lo spazio per lui più congeniale. Ma è altrettanto vero che quando insulta ed è aggressivo o violento, in realtà mostra quanto sia prigioniero della sua rabbia e incapacità di amare.
 
Invece la vittima spesso se ne dimentica, e pensa che l’altro sia solo il suo persecutore. Così anch’essa cade nella trappola della voglia di vendetta. Lo vuole punire perché soffre, senza rendersi conto che alla fine ha dentro la stessa rabbia e aggressività del suo aguzzino. Per assurdo, la vittima si ritrova ad avere gli stessi comportamenti alquanto battaglieri che tanto vengono stigmatizzati nel carnefice. Per comprendere e staccarsi dal problema, occorre partire dalla comprensione di quanto in realtà il narcisista psicopatico soffra nella sua totale assenza di sentimenti, che lo porta a poter vivere solo in un mondo arido e competitivo. Questi soggetti non possono amare nessuno perché nel profondo non amano se stessi. Così come non possono accettare qualcuno perché non possono accettare se stessi. Non si dovrebbe combattere la rabbia altrui, perché la rabbia fa parte di ciascuno di noi, si può però trasformarla in altro.
 
Vince chi molla, chi smette di rimanere imprigionato in un eterno conflitto, decidendo di separarsi dal problema invece che alimentarlo. Molte vittime, per quanto vogliano e desiderino a livello razionale stare in pace, rimangono impantanate nelle dinamiche violente imbastite dal vampiro emotivo. Diventa cronica la ritualità di certi comportamenti, la circolarità di alcuni pensieri ossessivi, l’inevitabilità di alcune scelte, la spinta a ripercorrere le stesse strade, le pretese, le lamentele, le accuse, e la rabbia. Come se fossero schiave di un comando interno che implacabilmente le porta a recitare la stessa parte all’interno di un copione scritto da altriCome se la vita non fosse vissuta, ma vive nella persona, indipendentemente da lei, e forse anche contro di lei. Una specie di smania generalizzata che prende il sopravvento e la assale. Col tempo il contatto con la realtà si riduce, fino ad una vera e propria alterazione della coscienza. Non si può vedere solo il bene, non si può temere solo il male, ma se si lotta nel fango con i maiali si viene sconfitti perché su quel terreno sono straordinariamente forti e a loro agio. Meglio dedicarsi ad altro e vivere.

venerdì 22 dicembre 2017

Del tempo SOLA deve passare la vittima di un narcisista psicopatico



I momenti di solitudine sono una tappa fondamentale nel percorso di guarigione della vittima di un rapporto tossico. Ci sono molte cose che si possono fare da soli, senza troppe distrazioni, per provare a riflettere e cambiare davvero: meditare, passeggiare, tenere un diario, dipingere, ascoltare musica, cucinare, correre, allenarsi, leggere…si potrebbe continuare all’infinito. Quando la vittima si abitua a stare per conto suo impara tante cose su stessa, e si mette alla prova rispetto ad una situazione che magari potrebbe generare ansia. Infatti, all’inizio potrebbe risultare sconfortante, soprattutto per i pensieri negativi che si affollano nella mente di cui si perde il controllo.
 
Ma è questa la magia della solitudine, si impara ad avere il controllo e la responsabilità totale del proprio stato d’animo. Si possono attraversare tanti sentimenti e sensazioni, per poterli vivere completamente o cercare di trasformarli in altro. Quando si è costantemente distratti da altre persone o da cose da fare, è facile dimenticarsi di se stessi e di ciò che si sente in profondità. Si rimare imprigionati in una serie di comode virgolette fatte di routine, pettegolezzi, conflitti, abitudini, pensieri superficiali o negativi. Ciò vale in particolare dopo la rottura con un narcisista psicopatico perché ci si ritrova consumati da discussioni, aggressività, manipolazioni, gaslighting. E invece di essere se stessi ci si trasforma in un prolungamento del vampiro emotivo, cercando costantemente di difendersi e di capire la sua condotta violenta, subodola e altalenante.
 
Per assurdo è difficile tornare alla pace se per lungo tempo si è stati abituati ad un ritmo convulso e schizofrenico. Ma è appunto per questo che è fondamentale passare del tempo da soli. Serve una certa disciplina e metodo, senza cercare subito di ripartire, senza inseguire subito l’approvazione di qualcuno, senza temere di restare con la tristezza e la malinconia. All’inizio può essere spaventoso, perché quel vuoto rimbomba nel cervello ed amplifica il dolore. Alla fine si può scoprire che si preferisce la solitudine alla compagnia di persone malsane e distruttive. Ad un certo punto fa più paura la compagnia di un vampiro emotivo rispetto alla solitudine. Meglio imparare ad affrontare anche da soli le verità sgradevoli su se stessi e sulla vita, meglio acquisire e valorizzare una versione silenziosa e autentica di sé.

giovedì 14 dicembre 2017

Tempo, idee, metodo, contatto zero per guarire dal rapporto tossico


Durante la fase di guarigione occorre un po’ di tempo per tornare a un equilibrio più sano, ma il punto è che, oltre al tempo, servono idee, metodo, e soprattutto contatto zero o minimo. La guarigione passa inevitabilmente per la ripresa capacità di governare la propria mente fuori da un incubo. Non è stato l’amore più grande della vita e non si è persa la cosa migliore al mondo. Il narcisista psicopatico vorrebbe far credere che è stata una relazione perfettamente sana, anzi poiché non prova emozioni di alcun tipo, ride all’idea che qualcuno abbia perso la testa per lui/lei. La vittima può prendersi tutto il tempo e le energie necessarie per uscire da un’esperienza che è stata tutt’altro che normale. Prima possibile occorre comprendere ciò che è accaduto in profondità, aumentare la consapevolezza di ciò che ha portato a quella situazione, accettare che è stata una tappa indispensabile nella propria evoluzione personale.
 
Finché però non si passa al contatto zero o minimo, finché non si cambiano le idee e non si mette metodo per guarire si continuerà a vagare in cerca un qualcosa che restituisca senso alla vita senza trovarlo. La buona notizie è che una volta iniziato il percorso la vita cambierà per sempre. Si ritroverà autostima, valori, emozioni, direzione, obiettivi, senso, serenità. E sarà naturale comprendere come si sia dato ingiustamente potere e valore ad un soggetto malato. Di sicuro ci sono cose migliori da fare e da scoprire nel mondo, anziché continuare a farsi carico di un vampiro emotivo.
La vittima si chiederà: "perché odio i conflitti, mentre gli altri sembrano non avere problemi? Perché mi sento diversa e incompresa e perché nessuno vede il mondo come lo vedo io? Perché ho permesso tutto questo e mi sono ridotta così?".
 
In realtà quando una persona pensa che solo lei soffre, che solo lei ha un problema, che solo lei attraversa un periodo tragico, sbaglia di grosso. È sempre profondamente fuori luogo ritenere di essere gli unici a soffrire, e pensare di non avere alternative al dolore inflitto da una certa situazione. Tutti gli esseri umani (i narcisisti psicopatici non lo sono) devono affrontare nella loro vita momenti alquanto difficili, e tutti devono fare i conti con il dolore e la sofferenza in vario modo. Certo un rapporto tossico è un’avventura a dir poco devastante, ma non è la sola e non è di sicuro la peggiore. Si pensi per esempio a chi perde prematuramente un figlio. Nella nostra lingua non esiste la parola per identificare chi subisce un simile lutto, perché non esiste una parola adeguata a descriverne il dolore.

martedì 5 dicembre 2017

Le cose importanti per andare oltre il narcisita


Non sarebbe fantastico avere qualcuno che ci dicesse cos'è giusto e cosa è sbagliato? Che indicasse la strada imboccando la quale si guarirà, e si vivrà bene restando fedeli a se stessi? Qualcuno che ci indicasse la porta della verità? In poche parole, qualcuno che fosse un guru spirituale. Personalmente sono tra quelli che ne sarebbero felici, per un certo tempo l’ho anche cercato. E a giudicare dalla quantità di persone che si aggregano alle correnti religiose, frequentano corsi motivazionali o di crescita personale, si rivolgono agli psicologi e ai libri di auto-aiuto alla ricerca, non sono il solo. Non sorprende dunque che l'offerta di guru nel mondo sia vasta, e in continua espansione.

Passa dai predicatori religiosi, alla miriade di sette diverse, dagli psicanalisti seri o frivoli agli scienziati esperti delle varie branche del cervello umano, dal più sincero trasmettere suggerimenti basati sull'esperienza alla new age. Ma di fronte a tutta quest'offerta, com'è che la maggior parte di noi, continua a cercare come se si fosse condannati a farlo dal fatto stesso di essere nati umani? Forse perché questa è la vita, e il guru è prima di tutto dentro di noi.
 
Del resto, perché il narcisista ricerca il potere? Perché è fragile, perché ha i piedi di argilla. Accanto all’immagine grandiosa che esibisce all’esterno, convive l’immagine da cui egli cerca disperatamente di fuggire: quella di essere una nullità, senza alcun valore. Il narcisista teme il giudizio e teme la critica, anche costruttiva, perché lo richiama alla realtà. Ma la realtà, per lui, dietro la maschera grandiosa, è il vuoto, la nullità dei sentimenti, l’insignificanza. Il narcisista ha paura di rivelarsi, perché nel suo profondo si sente inaccettabile. Se l’immagine negativa sale alla superficie, egli si sente perduto. Riaffiora il dolore e il senso di umiliazione: si sente debole, esposto, impaurito.

giovedì 30 novembre 2017

La vittima deve evitare vergogna e giudizio



Durante e dopo la relazione col narcisista psicopatico, probabilmente la vittima si ritrova a comportarsi in modo inimmaginabile da tutti i punti di vista: abitudini e interessi devastati, litigi continui seguiti da riappacificazioni inspiegabili, messaggi assurdi, suppliche, pianti, recriminazioni, sensi di colpa, crolli e esaltazioni, scuse e accuse, accettazione di comportamenti allucinanti, principi e valori calpestati ripetutamente. Insomma, la vittima si trasforma in un individuo molto diverso da ciò che è sempre stato e/o credeva di essere. Con molta probabilità arriverà a vergognarsi di tutto ciò e a sentirsi molto in imbarazzo. La vergogna è sintomo di rimorso, perciò dimostra l’esistenza di una coscienza e di una solida base emotiva.
 
Nella fase di idealizzazione la vittima viene spinta ad un entusiasmo smodato che ne pompa l’ego in modo del tutto eccessivo, mentre durante i maltrattamenti viene spinta verso il baratro perdendo totalmente il lume della ragione per effetto degli abusi e della manipolazione. Dopo tutto ciò non è possibile rimanere impassibili se si hanno dei sentimenti ed è normale avere delle reazione davvero inconsulte, così come comportamenti del tutto inadeguati. È il tentativo umano di rispondere e capire una esperienza del tutto disumana.
 
Una volta fatta chiarezza sull'accaduto, il primo errore da evitare è quello di pensare di avere agito in quel modo imbarazzante perché si era trovato l’amore della propria vita, o perché si è persa la cosa migliore del mondo. Innamorarsi è un’esperienza intensa e destabilizzante, ma non può scatenare disperazione, ansia, paura, e mai e poi mai una sofferenza così intensa e penetrante. Allo stesso modo le rotture sono sempre dolorose, ma non dovrebbero avvenire in modo così incomprensibile, violento, sadico. Il narcisista psicopatico mira alla distruzione del partner, gode della sua devastazione, e se la ride nel vederlo ridotto a pezzi e irriconoscibile.
 
Mai giudicarsi, mai svalutarsi per quei comportamenti assurdi e per quel periodo nefasto. Perdonarsi amorevolmente con un’enorme dose di compassione frutto della nuova consapevolezza acquisita. La cosa più importante è evitare giudizi e criticismo, in primo luogo verso se stessi, ma anche verso gli altri. Non c’è scampo finche non si riconosce la situazione per ciò che è e si continua a lottare in modo spietato. Vedere con chiarezza cos’è accaduto, accettare la realtà, non giudicare, non lottare, ma comprendere e scegliere per il proprio benessere. Certo ci sarà anche rabbia, tristezza, voglia di vendetta e altri sentimenti aggressivi che vanno accolti, ma prima o poi passeranno come passa una tempesta. Col tempo poi potrebbe anche accadere, in modo del tutto naturale, di smettere di giudicare il narcisista psicopatico, e di vederlo semplicemente per ciò che è: una persona vuota senza anima che non potrà mai provare vero amore.

mercoledì 22 novembre 2017

La vittima si sente infettata dal diavolo



Tutte le persone che hanno trovato sul loro cammino un narcisista psicopatico hanno spesso l’impressione di essere stati infettati dal diavolo, perseguitati da un’ansia, da un senso di vuoto e da una depressione profonda che non si riesce bene a spiegare. Ci si sente come derubati della forza vitale, come se tutto ciò che un tempo rendeva felici non contasse più nulla. L’effetto dei soggetti tossici è quello di stravolgere l’esistenza, riducendo in pezzi tutto ciò che si era prima. Alla fine, tuttavia, questo incubo si può trasformare in una delle esperienze più importanti della vita.
 
Durante il lungo e difficile percorso di guarigione la vittima si sente vuota in quanto le emozioni e i sentimenti sono stati calpestati e manipolati. Il soggetto tossico si contraddistingue per la sua capacità di svuotare, distruggere, strappare l’innocenza, svilire i valori, e sfruttare le qualità dell’altro. Dopo la rotture si entra in un vortice di ruminazione, introspezione e apatia dal quale risulta ostico uscire, anche per questo la ripartenza non può essere immediata ed è meglio evitare di intraprendere subito nuove relazione importanti. Ma prima o poi si rinasce più forti di prima, potrebbero volerci anni, ma la vita tornerà a scorrere piacevole.
 
Per assurdo le persone empatiche si autodistruggono ancor più del necessario quando vedono che nulla può salvare la relazione e che ogni tentativo viene svilito e frustrato. Questo è uno dei casi in cui lo stato d’animo di una persona in carne e ossa può assumere le sembianze di un oggetto senza vita. La vittima in preda a fobie e depressione diventa senza vita, riducendo al massimo gli scambi col mondo. Il suo corpo si ritira diventa dolorante e rigido nelle sue espressioni. Il corpo spesso porta dentro di sé i semi del dolore e della sofferenza e quando l’impulso aggressivo non può essere scaricato verso l’esterno si producono inevitabilmente conseguenze e conflitti interni.
 
Le migliori qualità umane vanno riservate solo a esseri umani di cui ci si fida ed in grado di ricambiarle. In giro per il mondo ci sono un sacco di persone buone pronte ad apprezzare e valorizzare queste qualità. La vera nascita e la maturazione completa di un personalità, è evento raro e delicato. La scoperta della propria vera natura è un processo lungo, difficile e di solito procede a scatti, in modo discontinuo, perché occorre superare innumerevoli ostacoli. Il guarire da una relazione tossica, una volta superato il dolore, permette uno slancio vitale potentissimo verso questo maturazione. Perché per fortuna l’uomo ha un cervello plastico e duttile che può apprendere dalle proprie esperienze, per cui può selezionare i rapporti che lo fanno stare bene esaltando la sua preziosa unicità.

sabato 18 novembre 2017

COME DIFENDERSI da un narcisista psicopatico



L’unico modo per minimizzare gli effetti negativi di una relazione con un narcisista psicopatico è quello di riconoscerlo per tempo, difendersi, scappare, applicare il contatto zero o se non è possibile la strategia della pietra grigia. In particolare, ci sono casi in cui non si può applicare il contatto zero in modo assoluto, ma è ugualmente importante fare di tutto per ridurre al massimo ogni tipo di relazione, incontro, dialoghi, messaggi, sguardi, evitando di dar loro importanza. In sostanza serve una dose enorme di consapevolezza e distanza emotiva rispetto ad un rapporto che ha ampiamente dimostrato di essere dannoso e pericoloso. Ecco molto schematicamente, alcuni suggerimenti:
 
1) Tacere il più possibile, evitare di dare messaggi emotivi di ogni tipo, ridurre al massimo le informazioni rimanendo sul vago. Il soggetto tossico agisce a specchio, cioè in base alle informazioni e alle reazioni della vittima, se queste sono assenti, vaghe o poco definite va in difficoltà e sente di non poter esercitare il potere e il controllo che vorrebbe.
 
2) Osservare solo ciò che fanno e non dare peso a ciò che dicono, sia nel bene che nel male. Il giorno successivo sono altre persone, possono cambiare totalmente, per cui poco o nulla di ciò che dicono ha senso. Le parole hanno valore zero, solo i fatti contano. Sono abilissimi teatranti e maneggiano le parole in modo superlativo per perdersi in eterne discussione che non portano a nulla. Bisogna imparare a mettere in discussione ogni affermazione sapendo che sono bugiardi cronici.
 
3) Non trattarli come essere umani dotati di sentimenti. Studiare e imparare il più possibile sul comportamento e le modalità di funzionamento di questi soggetti che sono come robot o belve della savana, agiscono seguendo sempre lo stesso copione. Non ci si può rapportare a loro con le stesse modalità con cui ci si relazione con le persone normali. Generalmente l’ignoranza della vittima è altissima, e questa ignoranza unita all'ingenuità è molto pericolosa, e facilita enormemente il narcisista psicopatico nella sua opera di manipolazione e distruzione.
 
4) Ricercare l’aiuto di amici, familiari, parenti, conoscenti, professionisti è di fondamentale importanza. Così come conservare e sviluppare senso critico, e ascoltare il proprio istinto ormai sopito.
 
5) Non dare mai password, chiavi di accesso, o quant’altro. Mai inoltre firmare documenti, contratti, accordi legali, o fare firme a garanzia.
 
6) Osserva con grande attenzione le espressioni collegate alle emozioni. Non sentono nulla a livello profondo per cui anche la loro postura a ben vedere ne è la dimostrazione. Solitamente sono molto teatrali e iperattivi per nascondere questo deficit emotivo e simulare i sentimenti.
 
7) Tenere un diario dettagliato degli abusi e del comportamento altalenante del narcisista psicopatico permette una maggiore lucidità per uscire dall'incubo e intraprendere la strada della guarigione.
 
9) Non farsi erodere i proprio limiti e la propria dignità facendosi scivolare addosso le loro parole. Il vampiro emotivo sminuisce l’intelligenza e le capacità altrui per manipolare e conquistare potere e controllo.
 
10) Mettersi in testa che per quanto si possa soffrire e ci si senta a pezzi, la guarigione è un percorso in salita che può portare a stare molto meglio, sembra impossibile ma è così. Anche perché già il semplice fatto di prendere le distanze dal proprio aguzzino, sia a livello fisico che mentale, fornisce un progressivo e graduale benessere.