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mercoledì 15 novembre 2017

La vittima mente a se stessa per giustificare il vampiro emotivo!



Non è possibile, giustificare tutti i silenzi, gli abusi, le aggressioni, le manipolazioni, gli abbandoni, le mancanze, il non rispetto per l’altra persona. Nessun difetto o comportamento può giustificare tutto ciò. In realtà è solo la vittima che continua a giustificare un rapporto malsano così come probabilmente ha dovuto fare nell’infanzia con un genitore. In più la vittima spesso persegue un sogno, un ideale di vita, rimane ossessivamente legata ad una situazione idealizzata,  sia per l'enorme manipolazione a cui viene sottoposta, che per delle convinzioni sbagliate che una volta introiettate poi si ripetono per l’intera vita. Chi vuole bene a qualcuno sa dimostrarlo, fa stare bene l’altro, è una presenza costante e amorevole che rende la vita migliore e non peggiore.
 
L’amore deve essere un albero dalla radici profonde, non una barca a vela in mezzo alla tempesta. Deve essere stabile e il più possibile coerente, non in totale e costante balia degli eventi. Inoltre la maggior parte dei cosiddetti “errori” e "difetti" sono reazioni sane a comportamenti abusanti e inaccettabili. L’esistenza nella mente della vittima di tante domande è la dimostrazione che è sottoposta ad fortissima manipolazione emotiva.
 
Stare con un vampiro emotivo è come camminare sulle uova, col rischio costante di una rottura non appena le cose non andavano bene. È come vivere perennemente in trincea, in uno stato di tensione costante. È come procedere su una fune con qualcuno che vi giudica tutto il tempo, senza far nulla per aiutare. È come avere sempre il fastidio della sabbia nel letto, non potendo pulire. È come riempire un vaso bucato che non potrà mai raggiungere un livello in cui ci si può rilassare e stare sereni.
 
Sono solo pensieri ossessivi indotti da abuso e manipolazione, che possono trovare terreno fertile su ferite dell’infanzia. Va abbandonata l’idea del “se solo”, è pura illusione. L'amore è tutt'altra cosa delle montagne russe. Difficile dire come guarire, in quanto tempo, e come sarà il futuro. Facile però capire che ci si deve allontanare da ciò che fa male. Nessuna vittima ha difetti tali o ha commesso errori tali da giustificare un rapporto in cui si soffre quotidianamente per le manie di controllo e il desiderio di potere di qualcuno. Se l’altro non è innamorato ed una persona sana, se ne va per sempre chiedendo scusa e dando spiegazioni.
Punto! Fine!

lunedì 13 novembre 2017

Il rapporto tossico tra crisi e passaggio esistenziale



La vita di ciascuno di noi è costellata da crisi personali più o meno importanti e distruttive. Molte di queste sono lievi e transitorie e si tende a ricordarle o a dimenticarle con il sorriso in bocca. Ma altre diventano cicatrici indelebili, solchi profondi tatuati nella nostra memoria, perché troppo dolorose, sconvolgenti, a volte così buie e atroci da dare l’impressione di essere scaraventati nel bel mezzo di uno tsunami che con ogni probabilità porterà alla morte. A questa seconda categoria di crisi appartiene l’esperienza traumatica di un rapporto tossico con un narcisista psicopatico. In questi casi, persino la paura di morire o di impazzire non hanno molto rilievo, perché nel disastro della distruzione interiore in parte ci si sente già folli e più vicini alla morte psicologica.
 
Eppure la maggior parte dei sopravvissuti, riesce a rimanere sufficientemente lucida per restare a galla e attraversare il buco nero, scorgendo una luce in fondo al tunnel. Dopo nulla sarà più uguale a prima, ed è del tutto evidente come la crisi sia stata anche uno straordinario momento di passaggio esistenziale. Naturalmente all’inizio il cambiamento prevede solo lacrime e sangue anche se tutti attorno dicono il contrario. La sensazione è che tutto ciò che si era prima venga frantumato e gettato a mare. E da una crisi del genere ovviamente non si esce assolutamente indenni, senza ferite gravi, dolorosissime, difficili da rimarginare.
 
Ogni crisi è una perdita che nasconde al suo interno una possibile occasione meravigliosa. Rimanere in un rapporto tossico è più tragico della sua rottura, perché rimanere prigionieri di soggetto incapace di vero amore conduce inevitabilmente all’ansia, all’angoscia e alla depressione. Staccarsi e andarsene applicando il contatto zero è invece un poema epico, un romanzo a lieto fine, che apre una ventata di nuove interessantissime opportunità ed è accompagnato dal sentimento di rinascita che rende col tempo contenti e pieni di energia vitale. Infatti, la crisi esistenziale è anche un immenso potenziale di creatività che si può sprigionare dalle profondità del nostro io, come un vulcano in eruzione. Ma è necessario prima, osservare lucidamente la verità delle cose, ampliare la propria consapevolezza, acquisire una nuova libertà di pensiero sul mondo come pieno di risorse e alternative. Così, quel vuoto e quel dolore generano libertà, forza e pace interiore.

lunedì 6 novembre 2017

L’INFERNO dell’amore zero con un narcisista psicopatico



Per la maggior parte del tempo la vittima di un narcisista psicopatico non riconosce la sua passione per il male e la sua adorazione a un dio satanico, fino a che non è troppo tardi. Solo una ineludibile distruzione della sua autostima, della sua salute e della sua identità, la portano a rendersi conto del processo di manipolazione e abuso a cui è stata sottoposta. In gioco c’è l’immagine di falso dio che tutti i narcisisti psicopatici adottano per farsi adorare dalle loro incaute e ingenue vittime. La sua unica preoccupazione è non essere scoperto mentre usa le persone rese schiave tramite seduzione e manipolazione. Poi quando ha finito di usarle, si premura che nulla rimanga a qualcun altro, ma soprattutto di risultare come vittima delle sue vittima. Fin che dura, pretende di essere adorato in esclusiva, mentre lui/lei può fare ciò che vuole, quando e come vuole. Da qui l’idea di poter tornare come e quando vuole, anche nonostante abbandoni strazianti e rotture sadiche, anche dopo mesi e anni.

Il narcisista psicopatico ha bisogno di essere desiderato e per questo non ha limiti nella sua azione costante di ostilità, manipolazione, tradimento e menzogna. Prende, succhia energia attraverso l’amore passionale o l’innamoramento della vittima. La cosa assurda è che quanto peggio viene trattata la vittima, più innamorata si sente. Questa è la follia amorosa più pericolosa che esista. Il senso di divinità che il narcisista psicopatico sperimenta per l’adorazione e l’innamoramento crescente che riceve da parte del partner, non ha altro punto di appoggio reale che la disperazione e la sofferenza emotiva della preda resa schiava. La strategia per depredare costantemente il desiderio della sua vittima passa per ridurla ad un oggetto sempre con la lingua fuori, sempre in difetto, senza garantire mai un minimo di base sicura.
 
Quando finalmente la vittima apre gli occhi dal trance emotivo e riconosce l’inferno che sta vivendo in un rapporto dove non esiste amore, può arrivare finalmente a rompere il rapporto attraverso il contatto zero che è l’unica forma di distacco e sopravvivenza perché interrompe la schiavitù emotiva. Il contatto zero per sempre è l’unico modo per far soffrire il narcisista psicopatico perché perde la sua fonte di gratificazione narcisistica. Per questo tenterà sempre di ristabilire un rapporto in mille modi e nelle forme più diverse, perché vuole sempre e solo vincere in qualunque modo e sentirsi forte e potente. Ha bisogno di essere adorato o di essere odiato, come modo per sentirsi vivo e parassitare gli altri a vita. Non ha emozioni e non può mai godere in profondità di nulla, per questo si nutre solo di giochi di potere.

giovedì 12 ottobre 2017

Il passato traumatico della vittima la rende vulnerabile


Molte vittime di rapporti con narcisisti psicopatici presentano una certa predisposizione a subire abusi emotivi in quanto presentano una vulnerabilità precedente, frutto di relazioni disfunzionali in famiglia. Questa vulnerabilità risale all’infanzia. È il frutto di un attaccamento insicuro e ansioso, è il risultato di un processo di vittimizzazione molto precoce. Tanto che la vittima adulta solitamente non ne è consapevole, e non ricorda i fatti nella sua crescita che l’hanno trasformata in una facile preda di un narcisista psicopatico.
 
Le persone che hanno subito traumi e ferite in tenera età presentano caratteristiche che permettono ai predatori umani di approfittare e abusare di loro mediante la seduzione e la manipolazione con enorme facilità. Tutto il processo di bombardamento amoroso, inganni, manipolazione, e abuso si genera da aspetti nati molti anni addietro, che ritrovano vita e vigore nel rapporto tossico. Non si tratta di masochismo, quanto di una sorta di ripetizione del danno subito. Le ferite giovanili, non pienamente elaborate, generano una maggiore vulnerabilità nel cadere nella rete di soggetti tossici, pronti a tutto e senza scrupoli. La perdita della propria infanzia felice, si converte da adulti in una maggiore attitudine a ritrovarsi invischiati in questo tipo di legami. La falsa promessa di redenzione delle sofferenze e del dolore avrà una forza e una potenza maggiore, sia nella fase di idealizzazione che in quella dello scarto e dell’abbandono. Ecco alcune "vissuti" che predispongono la vittima a cadere e a rimanere nel vincolo traumatico.
 
- Non aver imparato a distinguere le buone e le cattive intenzioni di chi si relaziona con lei.
- Non aver appreso a difendersi rispetto al maltrattamento affettivo, all’abuso e alla manipolazione.
- Non saper mettere limiti e paletti precisi nella relazione, e vivere troppo spesso in funzione dell'altro.
- Aver imparato a dissociarsi dai traumi subiti, scappando dalla realtà per non soffrire.
- Aver imparato che "chi ti vuole ti fa piangere", identificando l’abuso come normale, o peggio come forma di amore.
- Non aver completato adeguatamente lo sviluppo della propria autostima, non imparando a difendersi da chi ha intenzioni malsane, è aggressivo e abusante.
- Essere diventata particolarmente sensibile alle promesse di liberazione dalla sofferenza, per cui tende a cadere vittima della seduzione in modo molto più rapido e facile.
- Non aver avuto validi modelli relazionali con adulti di riferimento, e neppure modelli di coppie sane da interiorizzare.
- Essere alla perenne ricerca di una base sicura, di un rapporto a cui appoggiarsi finendo per essere maggiormente esposta al rischio di incontrare persone inadeguate.
- Essere abituata ad assumere il ruolo di "salvatore", sentendo la necessità di dare agli altri prima che a se stessa, di aiutare, proteggere e farsi carico di qualcuno. Spesso si comporta da genitore con gli altri, così come si è dovuta comportare da base sicura per i propri genitori.
- Essere abituata all’abuso emotivo e alla manipolazione per cui non sente neppure il bisogno di ribellarsi e scappare.
 

mercoledì 4 ottobre 2017

Le PARTI INFANTILI della vittima di un narcisista



La relazione tossica con un narcisista può rappresentare per la vittima una buona occasione per prendere coscienza, osservare, e magari elaborare le proprie parti infantili. Se dopo aver compreso di essere caduti nella rete di un vampiro emotivo, non si fugge a gambe levate, ciò dipende dalla manipolazione e dall’abuso emotivo subito, ma anche dal fatto che si rimane in balia delle proprie parti infantili mai risolte, che ancora scalpitano, piangono, non ne vogliono sapere di crescere. Ingenuità, paura della solitudine, insicurezza, necessità di dipendere da qualcuno, terrore di rimanere senza un partner, difficoltà radicata di assumersi delle responsabilità. Oppure l’idea di porsi come salvatore, la voglia sfrenata di cambiare una persona “difficile”, la presunzione di riuscire a farsi carico di tutto e di tutti, il sentirsi buoni e disposti a tutto per amore.
 
Una volta viste e riconosciute queste parti infantili, come farebbe un buon genitori, va assunto un atteggiamento del tutto diverso da quello che ha il soggetto tossico verso la vittima. Serve un ascolto amorevole, non giudicante, ma anche fermo e autorevole nel cercare di non alimentarle. In poche parole, una vittima deve cercare di liberarsi del rapporto tossico, ma allo stesso tempo non può rimanere neppure schiava delle proprie parti non cresciute ed elaborate. Il rischio è davvero troppo grande, cioè quello di vivere una vita non vissuta mai veramente. Queste parti portano a pensare e agire come se si fosse in perenne stato di allarme, le loro reazioni sono distruttive in quanto prive di una visione di lungo periodo. Analizzarle ed ascoltare è come analizzare i pensieri di un alcolista o di un tossicodipendente. Il governo della persona va affidato a parti più adulte per non cadere prigionieri in sequestri emotivi lunghi e molto dolorosi.
 
Si pensi al senso di solitudine della vittima di un rapporto tossico. Non è reale, nessuno è davvero mai solo del tutto, e comunque meglio soli che accompagnati ad un mostro. Un genitore sano di fronte alle paure immaginarie di un figlio non si spaventa, né si arrabbia, tantomeno pretende che le paure passino immediatamente. Rimane tranquillo, ascolta, e rassicura il bambino. Col tempo solo il contatto con la propria anima e con la propria vera natura crea una base sicura molto profonda, genera pace, serenità e permette di uscire dalla visione distorta e ossessiva della realtà. Le parti adulte devono aiutare le parti infantili a ridurre o cessare le loro pretese, lamentele e accuse. Cioè devono ridurre l’ego infantile. Spesso nei rapporti tossici le parti infantili prendono il sopravvento e questo crea un circolo vizioso dal quale è difficile uscirne se non lo si osserva e comprende.

sabato 30 settembre 2017

NON TUTTI i narcisisti psicopatici ci agganciano



Prima fondamentale considerazione è che chiunque può essere vittima di un narcisista psicopatico, le teorie che si fondano sul fatto che alcuni vogliano vivere da vittime, facciano di tutto per esserlo, lasciano il tempo che trovano. Al massimo possiamo parlare di attitudine personale ad essere vittimizzati e di predisposizione per il proprio vissuto ad essere manipolati. Seconda puntualizzazione sacrosanta, è che ogni vittima è “innocente” rispetto al processo di vittimizzazione, perché dire il contrario vuol dire aggiungere, in modo sottile, un senso di colpa dannosissimo. Nessuna persona al mondo, per quanti difetti possa avere, merita di subire una violenza psicologica.
 
Detto questo, non tutti i soggetti tossici che ci passano accanto riescono ad agganciarci e ad esercitare potere su di noi. Di alcuni che incrociamo non ce ne rendiamo neppure conto, altri li riusciamo a liquidare nel giro di brevissimo tempo. Il perché è difficile da spiegare, a volte la risposta è complessa e del tutto fuori dal nostro controllo. Le persone patologiche non con tutti hanno lo stesso potere, e possono averne in modo diverso anche in funzione della fase di vita in cui ci si trova. Possono intrappolare alcuni e altri no, oppure possono farlo in un determinato momento e in un altro no, e questo dipende da un’infinita serie di variabili.
 
Esistono però soggetti tossici che, per motivi consci o inconsci, ci agganciano e non riusciamo a lasciarli finché non ci distruggono e ci fanno in mille pezzi. Questo vale anche per persone intelligenti, equilibrate e piene di qualità. Anzi, a volte proprio per questo cercare di dare un senso al modo in cui il vampiro si comporta che ci può mandare fuori di testa. Come un rebus di cui non si trova la soluzione. Ci sono individui malsani a cui diamo un'importanza enorme, in modo assurdo e inspiegabile senza che alla base ci siano motivazioni razionali e comprensibili. Finiamo per pendere dalle loro labbra, dal loro giudizio. Basta una parola negativa e tutti i complimenti ricevuti fino a quel momento non hanno più valore. Hanno il potere di annientarci o innalzarci con una sola parola. Si entra in competizione con noi stessi per avere un loro parere positivo. Sono relazioni che non riusciamo a gestire, razionalmente anche si capiamo che ci fanno male, e non ce ne liberiamo perché nascono dalle stesse dinamiche mentali di un tossicodipendente. Tutto diventa difficile, complicato, lontanissimo da un qualcosa che si possa chiamare amore.
 
Ciò che è fondamentale per qualcuno può essere poca cosa per un altro. Ciò che avvelena qualcuno può essere una medicina per un altro. Ognuno a suo modo, ed in base alle sue caratteristiche, da potere alle persone con cui si relaziona. Spesso dietro a tutto questo la consapevolezza è molto limitata. Importante sarebbe evitare di creare legami che siano veri e propri teatri di crudeltà e sofferenza intervallati da sporadici momenti di estasi. Nessuno deve arrivare mai a pensare di non merita amore, per cui non vale neppure la pena continuare a cercarlo. Oppure di meritare di soffrire per i proprio difetti interiorizzati. E comunque per prima cosa è utile allontanarsi dal male, dalla cattiveria, dalla persistente aggressività, dalle umiliazioni e mortificazioni. Se non ci riusciamo da soli dobbiamo avere l'intelligenza e l'umiltà di chiedere aiuto a coloro che davvero ci vogliono bene o a professionisti.

martedì 5 settembre 2017

Il rapporto tossico è una splendida opportuna nascosta


 
Ci troviamo spesso davanti a grandi opportunità splendidamente mascherate da problemi senza soluzione. La vittima di un narcisista psicopatico e di un rapporto tossico vive una situazione del genere in modo inconsapevole, non sempre riesce a riconoscere l’occasione e a passare alla fase di guarigione. Il vincolo traumatico sembra non si possa spezzare mai, il mascheramento è perfetto perché non c’è soluzione se non l’abbandono della relazione. Per scoprire l’opportunità nascosta dietro l’apparente tragedia ognuno deve trovare la forza dentro di sé pur cercando tanto aiuto esterno, ma non esiste una medicina sicura ed universale. Anche il contatto zero può non rappresentare una guarigione se si rimane a rimuginare per tutta la vita in preda agli stessi pensieri ossessivi.
 
La tristezza che si prova potrebbe essere la più fertile che si sia mai provato. Almeno potenzialmente, costituisce un grande stimolo. Può innescare cambiamenti epocali, capaci di modificare drasticamente la propria visione della vita e ridurre la tristezza in futuro, semplicemente facendo in modo che si riducano gli incontri sbagliati. Essere grati al dolore, è un passo fondamentale. In quanti ci riescono e come ci riescono a sfruttare quell’opportunità e a guarire definitivamente? Questo è un enigma che trovo enormemente interessante, capire chi riesce e come. Di sicuro nulla succede senza fatica e aspettando che il semplice trascorre del tempo produca i suoi effetti. La pigra fiducia che il problema si risolva da solo e il rapporto torni alla fase di idealizzazione può avere conseguenze gravissime per la vittima.
 
Ma più passano i giorni del contatore dell’astinenza e più è facile, si vedi sempre più nitida la luce in fondo al tunnel. Alcuni riescono persino a perdonare o a provare un pizzico di compassione per la nuova vittima e per il narcisista psicopatico che in realtà gli ha fornito una buona occasione per sanare vecchie ferite e svoltare definitivamente. Servono mesi o anni. Il lavoro su se stessi è lungo e ricco di insidie. Le ricadute sono frequenti. I ritorni del narcisista sono la norma. Ma con intelligenza e cuore si riesce a vivere molto bene anche se mutilati.
 

lunedì 4 settembre 2017

3 cose chiare del VERO AMORE rispetto al rapporto tossico



Ama il prossimo tuo come te stesso” mi sembra il presupposto essenziale per gettare le basi di un rapporto sano. Costruire un rapporto asimmetrico basato sulla sottomissione è del tutto sbagliato, perché tutti siamo diversi e nessuno è migliore. Un rapporto o è paritario o non è un vero rapporto. Se si vuole vivere il vero amore, ci sono tre cose che si devono avere ben chiare:
 
1) Si è capaci di vivere bene in coppia quando si è davvero capaci di vivere bene anche da soli. L’uomo è un animale sociale e deve stare in relazione, ma non a tutti i costi, e non con tutti. Servono buone relazioni per diventare migliori, ma serve anche saper contare sulle proprie energie emotive. Nessun amore permette di guarire le proprie ferite se per primi non lo facciamo noi. Non deve rappresentare una fuga o una salvezza, ma un sostegno ed un aiuto rispetto al nostro percorso personale. Se scelgo di stare con qualcuno è perché mi rende migliore, altrimenti devo poter stare anche non in coppia.
2) I rapporti sani sono quelli dove si è più autentici, sono quelli non basiti su potere, controllo, possessività, ma su una forte condivisione, reciprocità e capacità di capire, accogliere e accettare l’altro.
3) Amare non deve MAI voler dire soffrire, malgrado tutte le sciocchezze legate all’idea di vero amore romantico che hanno preso enormemente piede nella nostra società.
 
La cultura romantica ha sparso per il mondo tante bugie con il risultato che spesso non c’è nulla di più umiliante e fonte di sofferenza come una relazione. Lo schema mitico dominante e tradizionale del romanticismo segue il concetto che un uomo conosce una donna e per ragioni misteriose ed esoteriche entrambi si piacciono e formano una coppia. È il processo d’incontro dell’anima gemella o dell’altra metà della mela che hanno alla base molti concetti troppo stereotipati come ad esempio: l’incontro kàrmico, il mito del principe o della principessa, la forza del destino, la compatibilità astrologica.
 
Tante persone hanno sofferto e soffrono a causa di questa idea romantica d’amore che peraltro è stata in gran parte smentita. Il romanticismo alimenta l’illusione di cui si nutre il vampiro emotivo. Il narcisista psicopatico è come un bel panino, di quelli moderni, che si trovano in vetrina adesso nei bar, ma farcito di vuoto. Non nutre, non riempie, non è in realtà un panino, ma solo una bella struttura che copre il nulla. Un rapporto del genere ha un effetto devastante per tutte le credenze di un individuo. Come se la vigilia di natale l’albero fosse pieno di regali, pacchi, pacchetti e pacchettini, ma ad un certo punto, tutto sparisce, scompare improvvisamente. Il lato positivo è che questo rapporto è un viaggio che ti obbliga a cercare di capire chi sei. Alla fine magari non capisci esattamente chi sei, ma almeno sai cosa non sei, che è già tanto.

sabato 2 settembre 2017

Non serve una diagnosi accurata per scappare dal narcisista psicopatico



Esperti e professionisti disquisiscono lungamente sulle differenze tra psicopatici, narcisisti, borderline, istrionici, patologia, tratti di personali, compresenza di più patologie, ecc, ma per chi vive accanto a questi soggetti, e viene intrappolato nella rete, la devastazione è più o meno sempre la stessa. Le conseguenze per la vittima sono sempre molto negative e oscillano dal grave al gravissimo, perché in tutti questi casi la componente narcisistica è predominante e cristallizzata nella personalità. Si può dire che più sono evidenti i tratti istrionici e narcisistici estroversi e più è semplice riconoscerli, proprio perché hanno atteggiamenti smaccati, esagerati, identificabili anche nel quotidiano. Sapere che se si è dinnanzi a comportamenti sbagliati, parzialmente disturbati, o totalmente patologici poco importa. Meglio concentrarsi soprattutto sul perché la vittima rimane innamorata di un soggetto del genere, nonostante soffra e comprenda l’assurdità di una relazione del genere.
 
Tra tutti questi soggetti disturbati gli aspetti narcisistici, manipolatori, distruttivi, egocentrati, sono sempre e comunque al di sopra della soglia di sopportabilità, ed anzi gli eventuali aspetti ancora sani possono allontanare dall’unica scelta praticabile per stare bene, andarsene. Così capire il funzionamento di un soggetto tossico è un primo passo fondamentale, ma poi serve capire ancor più urgentemente perché si rimane legati ad una persona che fa soffrire. Aldilà delle etichette psicopatologiche se i comportamenti del partner sono negativi, aggressivi, assurdi, si deve accettare che questa è la realtà, e che questi comportamenti non dipendono da fattori esterni. In poche parole può capitare di essersi imbattuti in persone malvagie che non sanno amore, ma riescono solo ad istaurare relazioni malsane che hanno più o meno le stesse caratteristiche. In questi casi, l'unica cosa da fare è smettere di soffrire, difendersi, scappare, cercare altrove relazioni sane.
 
I rapporti d’amore e le relazioni in genere, per quanto belle e gratificanti, non possono mai essere solo rose e fiori. Confrontarsi, capirsi, aiutarsi, conoscersi, rimanere uniti nell’amore nel tempo, costituisce sempre una sfida difficile. Tenerezza, reciprocità, sessualità, condivisione, progettualità, cambiamento individuale e cambiamento di coppia, devono per forza fare i conti con una certa dose di conflittualità, litigiosità nel difficile gioco di equilibri tra le esigenze individuali e di coppia. Se una coppia non discute non può essere sana, ma se una coppia trova il collante nel conflitto e nella lotta è patologica.
 
Sempre e comunque, di fronte a situazioni relazionali che fanno stare molto male, a legami che assumo la forma di un incubo che, invece di allentarsi e trasformarsi, diventano sempre più negativi, quando la litigiosità è persistente e non costruttiva, l’unica cosa da fare è lasciarsi. Seppure con grande dispiacere, ma nel rispetto reciproco, con la possibilità di sviluppare nel tempo un nuovo rapporto di amicizia, ognuno dovrebbe andare per la sua strada per evitare sofferenze strazianti. A volte ci sono dei partner che a causa dei loro problemi diventano veri e propri tiranni, vampiri emotivi che succhiano e distruggono. Di fronte a situazioni del genere la diagnosi precisa è davvero ininfluente. In questi casi vince chi depone le armi e si allontana.

venerdì 1 settembre 2017

Perché la vittima SOPPORTA UN SIMILE DOLORE con il narcisista psicopatico


 
La vittima sopporta un dolore simile senza ribellarsi per ciò che si definisce “impotenza appresa”. Il termine è stato coniato dello psicologo Seligman dopo un esperimento su un cane chiuso in una gabbia. Al cane veniva somministrato una pasto posto in un angolo della stanza, quando questi si avvicinava per mangiare subiva una scossa elettrica. Dopo di che, gli veniva sistemata un’altra ciotola in un altro angolo e questa volta non riceveva alcuna scossa. Col tempo le ciotole apparivano in modo casuale in ciascuno dei quattro angoli e a volte causavano la scossa altre no. Il cane smise di mangiare e quando gli aprirono la gabbia non cercò di uscire. Era paralizzato dal terrore. Aldilà della crudeltà dell’esperimento, questo spiega il comportamento della vittima di un narcisista psicopatico. Viene inflitta una sofferenza senza motivo, e il giorno dopo la situazione torna serena. Si tratta di violenza imprevedibile che finisce per minare il meccanismo di difesa di chi la subisce, rendendolo incapace di reazione e fuga.
 
Il maltrattamento emotivo si verifica in modo talmente subdolo, imprevedibile, senza senso che la vittima quasi non se ne accorge più, si indebolisce, vive nella tensione, perde il senso critico, la capacità di difendersi. Comincia con le battute ironiche, continua con lo scherno o il disprezzo, e poi la violenza aumenta in modo costante, al punto che la vittima smette di lottare e non prende neppure in considerazione di lasciare un rapporto in cui soffri tantissimo. Per cui se ci sente male con una persona, se è causa di malessere, insicurezza, paura, emozioni intense e imprevedibili, se ci si sente insignificanti, inutili, indifesi, sostituibili in ogni momento,….si può dire che si è di fronte ad un soggetto tossico da cui scappare.
 
La vittima rimane agganciata al suo narcisista psicopatico nonostante sappia che mente, triangola, manipola, e la farà soffrire. In più spera che il narcisista psicopatico la capisca, o lo spinge a cercare di guarire facendo terapia. Il rapporto con una persona patologica è un problema enorme che può indurre a rimanere ingabbiati nel dolore per lungo tempo o per l’intera vita. Uscirne sembra impossibile o estremamente difficile, pur avendo compreso tutto. Il processo iniziale crea un vincolo traumatico dal quale risulta difficilissimo divincolarsi, quasi si fosse sotto incantesimo.
 
L’origine è chimica, a livello di neurotrasmettitori celebrali che si attivano nella fase di innamoramento, i quali creano una vera e propria dipendenza. La vittima mille volte anela, prega di tornare nella fase paradisiaca iniziale, creata ad arte dal suo aguzzino. Non solo non se ne va, ma tende a legarsi in modo compulsivo ad una persona nonostante le stia facendo del male. Questo vincolo ossessivo è indotto anche alla dissonanza cognitiva che la porta ad eliminare dalla mente tutta la parte negativa nella vana speranza di tornare alla fase della luna di miele, o quantomeno di salvare il rapporto anche se in realtà era basato esclusivamente sulla falsità.

mercoledì 30 agosto 2017

Perché NON È AMORE il rapporto col narcisista psicopatico



È più forte di me, quando non c’è mi sembra che il mondo mi crolli addosso. Ne sono innamorato/a". Spesso sente queste parole chi sta accanto alla vittima di un rapporto tossico. In questi casi, quando diciamo Tizio/a è tanto innamorato/a, in realtà dovremmo dire che soffre di una forte dipendenza affettiva, il più delle volte creata ad arte attraverso una potentissima strategia di manipolazione. Non si tratta di vero amore. Ecco alcune riflessioni che provano a spiegare perché non è amore.
 
Non è amore perché il partner tossico assorbe la maggior parte della vita di una persona. Per lui ci si allontana da amici e familiari, si sacrificano interessi, soddisfazioni, e si trascurano le proprie responsabilità. In poche parole si finisce per spegnere il resto della vita.
 
Non è amore col narcisista psicopatico perché si soffre di gelosia e di ansia. Perché si ha continuamente paura di essere sostituiti, abbandonati, sviliti nei propri desideri, bisogni e identità. Delusi e traditi da chi dovrebbe essere fonte primaria di sicurezza, benessere e serenità.
 
Non è amore perché si diventa succubi di una persona totalmente instabile ed imprevedibile, che non ha in realtà nessuna vera e importante qualità, e non merita una totale e costante dedizione che peraltro non è affatto ricambiata.
 
Non è amore perché nella fase di idealizzazione il vampiro emotivo ha solo recitato una parte come un bravo attore per agganciare la sua preda, ma era tutto falso. Mentre la vittima ha trasformato il suo futuro aguzzino in uno schermo bianco su cui proiettare il film che si è girata in testa.
 
Non è amore perché trasforma la vittima in uno schiavo al suo servizio privo di vera identità. Così entrambi non hanno mai avuto o perdono la loro identità e sono come una sorta automi anche se per ragioni e modalità totalmente diverse.
 
Non è amore perché non rende nessuno dei due migliore, non prevede reciprocità, intimità, progettualità e comprensione. In realtà è solo pura possessività e lotta di potere.
 
L’amore sano e costruttivo non accetta e non pretende di assorbire l’altro, cerca piuttosto la condivisione, l’aiuto e il bene reciproco, rispettando le specificità di ognuno. Amplia le potenzialità delle persone coinvolte, non idealizza troppo e non accetta tutto in modo incondizionato. Quando si ama davvero l’altro non è indispensabile per vivere. Si può vivere anche senza di lui ma si preferisce farlo con lui.

martedì 29 agosto 2017

Amore e dolore cambiano la vittima del narcisista psicopatico


 
Qualcuno ha scritto che "né il tempo né la saggezza trasformano l'essere umano: l'unica cosa che può spingere un individuo a cambiare è l'amore e il dolore". Forse l'amore è il modo più bello per cambiare una persona, ma la disperazione e il dolore producono un mutamento più rapido e forse ancora più profondo. In realtà spesso le due cose si uniscono e si fondono. Amore e dolore danzano nella vita di ognuno di noi per spingerci a cambiare. Ci offrono diverse opportunità, non sempre siamo pronti a coglierle o vogliamo davvero cambiare.
 
Ci si sente feriti e disperati quando si perde la persona di cui ci si era innamorati. In realtà non si perde nessuno, visto che non si possiede nessuno. Questa è l'autentica esperienza della libertà: avere la cosa più importante del mondo, senza possederla. Dimenticare il dolore è difficilissimo, ma ricordare la dolcezza lo è ancor di più. La felicità non ci lascia cicatrici da mostrare, il dolore ne lascia di profonde ed indelebili. Dalla normalità impariamo così poco, l'abisso del dolore invece obbliga a modificare fino all'ultima cellula per sopravvivere.
 
Con i rapporti tossici si attraversa alla massima potenza sia l'amore che il dolore. Se ne esce per forza diversi, in tutti i sensi, trasformati dalla forza di un uragano. In più, la cosa ancor peggiore è che inizialmente non c’è nessuno che ti spiega niente. E a quello che non si capisce, non gli si può dare un significato. Si brancola nel buoi e si procede a tentoni col rischio di farsi molto male. Ad esempio nessuno ti spiega bene che essere sposati o in coppia, con un narcisista psicopatico significa sentirsi la persona più sola al mondo. Credo che una relazione, specie se malsana, possa rivelarsi la più intensa forma di solitudine, e lo si capisce solo dopo. Questi soggetti malvagi per prima cosa isolano anche dagli amici. L’amicizia è una di quelle cose che può salvare dal baratro. Per molti aspetti se è vera è più pura, è la cosa che davvero risolve e mitiga la solitudine e aiuta a lenire il dolore.
 

lunedì 21 agosto 2017

DUE FACCE del narcisista psicopatico


Mi ha colpito molto scoprire, leggendo sulle violenze domestiche, che molte donne non sapevano neanche dire con sicurezza se venivano o meno maltrattate dal compagno, come se gli abusi fossero scambiati per normalità o persino per una forma particolare di amore. Non parliamo poi degli abusi subiti dagli uomini che per retaggio culturale tendono a non dire nulla perché subentra la vergogna di denunciare.
 
Il partner narcisista psicopatico ha due facce. Una che mostra quando è in coppia, terribilmente freddo, egoista, crudele, critico, umorale o totalmente disinteressato dei sentimenti e dei bisogni di chi ha accanto. Spesso usa la critica, l’ironia spinta, la derisione, e tutta una serie di strategie di manipolazione e abuso. L’altra faccia è quella che mostra in pubblico, davanti agli altri, quando parla con gli amici, o sul lavoro. Diventa il compagno fedele, affettuoso, pieno di premure, brillante, sicuro, aperto, disponibile.
 
Nell’intimità del rapporto a due la vittima sembra non meritare felicità, sicurezza e vero amore. Diventa il bersaglio della rabbia, della frustrazione, e dell’ostilità senza avere la minima idea del perché, di cosa abbia fatto per meritarselo. Ma non si allontana non fidandosi del suo istinto e del suo buonsenso. Forse c’è una predisposizione al masochismo, una mancanza di identità, un inguaribile senso di colpa rispetto a presunti difetti, o forse è solo la conseguenza inevitabile di una costante e sottile violenza emotiva. La cosa certa è che alla sofferenza si aggiunge una dose extra di dolore frutto della vergogna di essere trattati come oggetti che non valgono nulla, senza reagire e senza andarsene. La violenza psicologica è lesiva come quella fisica e può condurre alla malattia e alla morte. Inoltre la vittima disumanizzata viene progressivamente isolata da famigliari e amici e questo ne riduce drasticamente le possibilità di consapevolezza e fuga.
 
Si tratta di violenza perversa che mira a fare a pezzi il partner in maniera costante e ripetuta, attraverso gesti o parole di disprezzo, umiliazioni o discredito, evitando ogni responsabilità e conflitto interiore perché tutte le colpe vengono attribuite all’altro. La cosa paradossale è appunto che, troppo spesso, le vittime non realizzano di subire un maltrattamento perché vengono indotte a cambiare la loro percezione della realtà, di cosa è giusto e di cosa è sbagliato. Basta negare che sia mai successo qualcosa, accusare di aver dimenticato o di aver ingigantito un evento, interpretare tutto ciò che accade in modo arbitrario e falso. Le vittime sovente non ricordano, dimenticano, cancellano. In altri casi si assumono le colpe di tutto e attribuiscono il loro malessere a presunti difetti caratteriali. Imparare a stare anche da soli e non in coppia a tutti i costi, ed approfittare del piacere della solitudine, può essere un primo passo per ritrovare pace e lucidità. Da lontano molti cose sono più chiare.

lunedì 14 agosto 2017

LA FOLLIA del rapporto col narcisista cambia per sempre


Ci sono esperienze che provocano in modo netto e chiaro un prima e un dopo. Nulla è più come prima, cambia il peso delle cose, tutto viene visto sotto una nuova luce. La follia abita in ognuno di noi, ed è forse la parte che più ci caratterizza. Con questa parte folle entriamo tutti in relazione sempre e comunque, ciò che cambia è come ognuno sceglie di scenderci a patti, il modo in cui prova a trovarci un equilibrio.
 
L’amore appartiene alla follia. Non nasce dalla ragione non è una operazione razionale. Non a caso, quando si sbaglia partner, e qualcuno te lo fa notare, spesso si risponde “si lo so, ma non posso farci niente, è più forte di me”. L’amore scatta su basi folli non su basi razionali, e la follia ha una potenza travolgente. L’altro cattura la parte folle, cioè la  parte più vera e profonda, ma anche quella più irrazionale e imprevedibile. Grazie a lui/lei si entra nella follia, e grazie a lui/lei se ne può uscire. Alcune volta però può capitare che ci si rimanga intrappolati a vita. 
 
Quando si passa per un rapporto con un narcisista psicopatico si capisce perfettamente cosa significhi fare uno scontro frontale con la pazzia, la forza dell'inconscio, la più totale irrazionalità. Il rischio è quello di rimanerne schiavi a vita, di non fare più ritorno alla normalità. Anche quando ci si innamora di una persona normale si viene travolti dal cambiamento, ma in questo caso è una buona occasione per diventare migliori, e col tempo si raggiunge una nuova stabilità. Comunque, sia che la storia sia bella o brutta, che finisca bene o male, l’io cambia, non si è mai più come prima.

Il ritorno dall’abisso però, è un percorso complicato. “Quando sai com'è l'abisso, non sei più lo stesso, ti tieni un po' più stretto a chi ti tiene stretto”. Vale la pena ricordare che l’altro è sempre altro da noi, sempre e comunque, per cui conserverà eternamente un qualcosa che ci sfugge. Ogni aggettivo possessivo è da evitare. Per il narcisista psicopatico ogni persona è solo un applausometro per il resto non sa nulla dei sentimenti e non conosce relazione. Inoltre, altro aspetto importante, è capire che non possiamo davvero cambiare nessuno se questo non lo vuole e non lo chiede. Al massimo possiamo cambiare noi stessi e il nostro atteggiamento verso l'altro.

giovedì 3 agosto 2017

NON È AMORE, SCAPPA da un narcisista psicopatico


Una relazione patologica e malsana come quella con un narcisista psicopatico, presenta un solo aspetto positivo se lo si riesce a cogliere: può essere una utile esperienza di vita, una grande occasione di crescita personale e  può condurre ad un nuovo e più autentico modo di amare e di essere amati. È come nascere una seconda volta. Attesa e inaspettata può cominciare la seconda vita. Il velo si squarcia come tutte le credenze e le fragilità, e ci si trova dall’altra parte.
 
Dopo la scoperto del vero volto del partner patologico, al sopraggiungere dello scarto e dell’abbandono, ci si sente impazzire, tutto è un inferno ma bisogna avere pazienza, lavorare su se stessi e farsi aiutare per acquisire gli strumenti necessari a trasformare quello strazio in nuova energia vitale in grado di generare voglia di vivere e di amare, prima di tutto se stessi. È come se si avesse una ferita profonda e infetta, per prima cosa serve guarire dall’infezione, e solo dopo si potrà sperare che la ferita di rimargini nei dovuti tempi.
 
I rapporti con questi soggetti presentano enormi carenze di tenerezza e affetto, una sessualità perversa, litigiosità costante e non costruttiva. Uno dei due vuole il potere di tipo manipolatorio e abusante. L’altro, a causa della sua debolezza indotta, continua a fare di tutto per preservare l’attaccamento pur soffrendo in modo fuori dal comune. Tiranni, vampiri amorosi, che sfogano i loro traumi e le loro frustrazioni sugli altri. L’aspetto paraddossole è che le vittime, totalmente schiavizzate e svuotate, rimangono innamorate nonostante l’assurda situazione.
 
Bisogna tenere a mente che il sentimento se c’è veramente, trova una via per essere dimostrato. Non tutti facciamo le stesse cose, sentiamo allo stesso modo ma le vie per esprimere la dolcezza e l’amore ognuno le trova a sua modo. La tenerezza deve essere naturale e spontanea. Carezze, baci, parole affettuose sono parte della vita quotidiana. L’opposto della tenerezza è la crudeltà. Il partner narcisista psicopatico diventa impietoso, distruttivo, svalutativo. Minaccia abbandoni, frasi dispregiative, negazioni, litigi, sesso come ricatto. Chi subisce tale crudeltà regredisce ad una condizione infantile e quindi è portato a chiudersi, annichilirsi, lamentarsi. E l’altro diventa ancora più spietato e crudele. Tutto per riavere l’eden del primo periodo che non tornerà mai più perché era tutta una finzione. Tutto era solo una recita creata ad arte per agganciare la povera vittima.

sabato 29 luglio 2017

LO STRAZIO di scoprirsi UN “CHIUNQUE” per il narcisista psicopatico



Uno dei bisogni primari per la crescita sana di ogni individuo è quello di essere visto, riconosciuto, amato da qualcuno. Amato per ciò che è, per come è, UNICO ed irripetibili per nome, odore, pregi e difetti, impronte digitali. Questo è del tutto evidente nei bambini, quando chiedono ai genitori di dimostrargli, nei modi più disparati, quanto siano importanti per loro. Se ciò non accade perché le figure di riferimento sono inadeguate, alcune bambine anoressiche ad esempio, arrivano a farsi morire di fame per vedere quanto i genitori possano soffrire a causa loro, per scrutare nei loro comportamenti quanto davvero valgono per loro, ed in parte per punirli per l’assenza emotiva.
 
Il narcisista psicopatico nella fase di idealizzazione ha il potere di far sentire la vittima unica, eccezionale, la mette al centro della sua vita. In pratica realizza il sogno di ogni persona per un breve periodo di tempo. Peccato che ben presto, il sogno si trasformi in un incubo. In particolare la cosa che fa più soffrire la vittima dopo aver toccato il cielo con un dito, è rendersi conto che in realtà, per la persona di cui si è follemente innamorata, è sempre solo stata un CHIUNQUE. Uno come tanti, sostituibile al primo problema, o ancora peggio, non appena appare all'orizzonte una occasione migliore perché dotata di qualche benefit in più.
 
Il vampiro emotivo usa le persone per i suoi interessi, non crea mai veri legami con nessuno se non per raggiungere i propri scopi. Non si lega mai davvero a nessuno, nessuno è davvero per lui indispensabile o diventa parte integrante del suo vissuto anche se ci trascorre una vita insieme. In teoria, se gli conviene il partner può variare continuamente, oppure può gestire più relazioni contemporaneamente, proprio perché servono solo a garantire effetti positivi, gratificazioni narcisistiche. Pertanto può essere CHIUNQUE stia al gioco di soddisfare i suoi bisogni, aspettative, interessi.
 
Non è una persona ma solo un personaggio senza anima. Ne sono la conferma l’assenza totale di vergogna, senso di colpa, empatia. CHIUNQUE può essere meglio, qualsiasi situazione più vantaggiosa. Per la vittima scartata la sensazione di sentirsi un CHIUNQUE rispetto a chi l'aveva prima messa su un piedistallo e fatta sentire una principessa, è straziante. Provoca uno dei dolori più forti, intensi, e destabilizzanti che mai si possano provare nella vita, paragonabile a quella di un figlio che viene profondamente deluso da un genitori fortemente idealizzato.
 
Questo comportamento distrugge il sistema emotivo, affettivo, e di credenze. Mette a repentaglio uno dei bisogno primari del genere umano per la sua sopravvivere. Non ultimo, sgretola il sogno di ogni essere vivente: sentirsi amato perché importante e unico per qualcuno. Unico non è migliore, ma importante perché si hanno quelle caratteristiche specifiche, appunto perché si arriva ad amare il "tutto" di quella persona. Invece, il narcisista psicopatico vive in un eterno presente, come se fosse in un enorme supermercato dove tutto è in offerta e sostituibile.

sabato 22 luglio 2017

CAMBIA IL RAPPORTO COL DOLORE dopo il narcisista psicopatico


Il dolore è fondamentale come la felicità. Una delle peggiori illusioni dell’uomo moderno è quella di poter eliminare il dolore dalla vita. Senza dolore non ci può essere gioia, così come non c’è luce senza buio, giorno senza notte. L’esperienza con la sofferenza e le difficoltà è la sorgente di ogni cambiamento, vocazione, rinascita. Il dolore può distruggere e condurre alla morte, ma può essere la svolta verso la vera vita.
 
Esiste un modo per uscire dal vortice di follia, paure e solitudine dopo il rapporto con narcisista psicopatico? Ci si chiede. Quando si soffre per un amore, no: bisogna sedersi con calma ad aspettare che passi. Ma quando si soffre a causa di un soggetto patologico che manipola e sfrutta, la guarigione può essere immediata. Basta avere il coraggio di dirsi “smettila, sei ridicolo, era tutto finto, questo non è amore, questa non è una persona ma una belva senza cuore”, davanti allo specchio. E poi uscire di casa e ricominciare a vivere davvero con persone vere.
 
Tutti i sopravvissuti devono affrontare un enorme dolore sia emotivo che fisico. Il cuore in gola, il respiro in un pugno, la sensazione di essere svuotati di ogni energia. Somatizzano nei modi più diversi. Sono paragonabili ai sopravvissuti ad un grave incidente che si ritrovano in ospedale con un arto mutilato. Sono vivi ma dovranno affrontare l’esistenza senza una parte di sé. Nulla sarà mai più come prima, è come nascere una seconda volta, ma non è assolutamente detto che non si possa più essere felici. Anzi, in molti casi, proprio la brutta esperienza induce a compiere un fantastico percorso personale.
 
Cambia però radialmente il rapporto col dolore proprio perché si soffre tantissimo. Il peso specifico di ogni altra esperienza dolorosa muta. I successivi eventi traumatici come la morte di un amico o di un parente, un’altra rottura, la perdita di un animale, una malattia, o qualunque altra cosa, evidenziano come il rapporto col dolore sia diverso. Si precipita in una amarezza ancora più profonda, e si ha l’impressione che si torni sempre a quella relazione tossica col ricordo. Così come chi ha perso un braccio riparametrizza tutto in funzione di quella menomazione. Ciò vale soprattutto per le rotture in rapporti successivi. I vissuti traumatici tornano prepotentemente come una seconda ondata di erosione dell’identità, anche se ormai col soggetto tossico si è in assoluto contatto zero.
 
È proprio lo spirito e il carattere che cambiano, come dopo un evento traumatico che segna definitivamente un prima e un dopo. Si diventa più sensibili e vulnerabili, ma allo stesso tempo più forti e maturi. Ci si ritrova più malinconici, ma anche più sereni. In contatto con qualcosa di più profondo, anche difficile da spiegare. L’atteggiamento mentale e fisico verso la sofferenza e la tristezza non sarà mai più lo stesso. Tutto è più penetrante come se si vivesse sempre a pori aperti. Anche perché diventa chiaro che non c’è gioia, serenità, felicità senza dolore, tristezza, malinconia. Molti sopravvissuti trovano amicizie migliori, relazioni più solide, rispetto per se stessi, la capacità di mettere dei paletti. Affrontano decisamente meglio di prima solitudine e dolore. Quando si sopravvivere all’oscurità, dopo fa molta meno paura.

martedì 18 luglio 2017

La DEVASTAZIONE della vittima di un narcisista psicopatico


Chi legge questo post ed è davvero una vittima, potrebbe attraversa un periodo molto difficile di dolore devastante, mai provato prima. I sintomi principali che si vivono in particolare dopo lo scarto e la rottura con un narcisista psicopatico sono: senso di vuoto, depressione, pensieri suicidi, deperimento fisico, difficoltà di concentrazione, tristezza diffusa e perdita di senso della vita. In queste condizioni tutto è difficile e serve aiuto.
 
Occorre fare grande attenzione: molte vittime sono distrutte, perseguitate da pensieri suicidi, si sentono incapaci di andare oltre ad una sofferenza così forte, non riescono ad immaginare una vita oltre il loro carnefice. Alcune cercano conforto in altre dipendenze come alcol e farmaci, oppure si buttano subito alla ricerca una nuova relazione sperando nell'effetto "chiodo scaccia chiodo". Abbassare immediatamente il volume e chiedete aiuto, in particolare alla vostra rete di protezione, ma rivolgetevi ad un terapista esperto in questo tipo di problema (purtroppo non tutti lo sono).
 
Un libro, un blog, un sito web possono essere di grande aiuto e stimolo ma serve altro. Il percorso personale è lungo e difficile. Non si può curare un tumore con un’aspirina. Il sostegno di un professionista capace di accompagnare e guidare un percorso di guarigione è fondamentale anche quando la situazione non è così grave. Esistono psichiatri, psicologi e terapisti capaci di aiutare tantissimo i loro pazienti e di trasformare la loro vita giorno dopo giorno. Le possibilità di sostegno e aiuto sono tante, ognuno deve trovare la sua, ma è importante non precludersi la possibilità di chiedere il supporto professionale necessario. Se sono esperti in questo tipo di abusi capiranno al volo e sapranno cosa fare nel tempo.
 
Ciascuno ha un rapporto diverso col terapista, ma come minimo la vittima si deve sentire accolta, sostenuta, capita. Non ci si deve mai sentire giudicati o a disagio quando si esprimono idee, sentimenti, opinioni. Dopo qualche mese di terapia è possibile ridurre enormemente i pensieri suicidi e uscire dalla depressione grave e invalidante. Serve aiuto, sostegno, professionalità per riemergere da una oscurità così divorante. Non c’è da vergognarsi ad allungare la mano e chiedere aiuto.

giovedì 22 giugno 2017

L’ILLUSIONE della vittima nel rapporto con un vampiro



L’illusione costituisce una trappola enorme per la vittima che la porta ad avere paura di perdere un sogno, un’idea, un rapporto che considera fondamentale per la sua vita. Quando si ha paura di soffrire e di guardare in faccia la verità nell’ambito di una relazione, si crea una falsa lettura della realtà per non fare crollare il castello incantato anche se poggia su fondamenta di argilla.
 
L’illusione crea un filtro con il quale osservare ogni cosa ed interpretarla per confermare solo ciò che si vuole credere e vedere, quello che dà una falsa sicurezza e non rappresenta alcun pericolo. Alla base di questo atteggiamento, il più delle volte, si annida la paura della perdita, dell’abbandono, del rifiuto e della solitudine che spingono a non voler rivivere emozioni estremamente dolorose, costruendosi delle idee illusorie nel proprio cervello. In questo modo si perde un sano e realistico esame della realtà. Si diventa schiavi dell’altro, ma soprattutto schiavi di un sogno che non esiste se non nella mente di chi lo pensa. È come creare una scatola nella quale ci si mette dentro finti contenuti. Cosa molto diversa dal prendere dei contenuti concreti per poi metterli dentro una scatola che li contenga. 
 
La cosa più assurda è che chiunque voglia aprire gli occhi a queste persone ottiene in cambio molta ostilità e diffidenza proprio perché fanno di tutto per alimentare l’illusione e non abbandonarla. Se lo facessero tutta la loro vita finirebbe in pezzi, così preferiscono vivere nella falsità più totale piuttosto che aprire gli occhi e soffrire. L’illusione può salvare la vita in particolari momenti. Rappresenta un rifugio, una via di fuga da un grave problema. Ma se questo meccanismo di difesa si protrae troppo a lungo nel tempo finisce per diventare il principale esso stesso il problema come accede nelle dipendenze. Si fa uso di droghe anche per fuggire al dolore, ma poi si finisce per farsi ancora più male a causa degli gli effetti collaterali della dipendenza.
 
In molti casi la tendenza all’illusione di un amore serve a coprire un enorme vuoto emotivo che nasconde ferite affettive presenti e passate. L’altro serve a dare identità, un senso, una direzione che da soli non si riesce ad avere. L’illusione è un meccanismo difensivo che protegge dalla solitudine vista sempre e solo in modo negativo e mai come una opportunità. Ecco allora vuoti di memoria, visioni distorte della realtà, eccessive idealizzazioni, in altre parole atteggiamenti vari che dimostrano come la vittima sia disposta a tutto tranne che ad uscire dalla propria cella.

mercoledì 21 giugno 2017

OVER KILLING dei narcisisti psicopatici



La natura è maestra di vita. Un lupo entra in un recinto di pecore e ne uccide dieci per mangiarne una. È lo scatenamento del furore predatorio di fronte ad animali che, impossibilitati a fuggire in spazi aperti, vengono uccisi non tanto per mangiare quanto per il gusto di uccidere. Tale e tanta è la scarica ormonale che hanno nel cervello i predatori che li porta ad un comportamento molto più crudele del necessario. Si chiama over killing o predazione in eccesso.
 
In apparenza la predazione in eccesso potrebbe sembrare priva di significato e costituire, per il predatore, un inutile spreco di energia ed un rischio assolutamente inutile. In realtà è un istinto naturale frutto di un adattamento evolutivo di secoli. La natura spiega molto meglio di ogni altra cosa certi meccanismi animaleschi e istintuali che comunque sono presenti anche nell'uomo. Infatti anche i narcisisti psicopatici, compresi quelli che non deviano, in alcune situazioni attuano un comportamento di over killing. Un eccesso di aggressività e di rabbia scaricata contro la vittima, specie quando è debole, prostrata, inerme. Provocano un'inutile sovrappiù di sofferenza non giustificata dall'obiettivo che vogliono raggiungere.
 
Questi soggetti tossici hanno bisogno di adrenalina e scariche ormonali per sentire vivi che li spinge, in alcuni casi, ad un eccesso di abuso e violenza come fossero in trans. Ciò spiega anche l’incredulità della vittima nel provare a dare una spiegazione rispetto a tanto inutile dolore. La domanda ricorrente è: “perché mi fai questo? Perché mi tratti così?”. La natura lo spiega. Il comportamento dei predatori ne è la dimostrazione lampante. Perché certi soggetti sono più simili a belve che ad umani dotati di sentimenti.
 
Istinti primordiali li portano a fare del male e a godere nel farlo. Ne hanno bisogno. Sanno fare solo quello. Essere predatori è l’unico modo che hanno per vivere. Giocano al gatto col topo, preparano per lungo tempo la loro strategia che però conduce sempre allo stesso risultato: distruzione, eliminazione e abbandono della vittima dopo averla consumata totalmente. Si calcola che ogni narcisista psicopatico vittimizza durante tutta la sua vita circa 60 persone producendo in loro diversi gradi di distruzione emozionale e fisica.

L’aggressività umana è insita e innata. A volte è necessaria per sopravvivere rispetto ad atroci esperienze. Il film Revenant (Redivivo) mette in scena in modo esemplare come la sete di vendetta e la rabbia siano chiavi di salvezza che permettono di sopravvivere a tutto. La rabbia e l’aggressività servono anche a dimostrare qualcosa a qualcuno, ad avere potere e controllo sugli altri. Spesso chi le manifesta ha paura di non essere amato, considerato, ascoltato, temuto, paura di perdere qualcuno, una relazione, un lavoro.

Aggressività è sinonimo di volontà potenza, diretta a superare dei sentimenti di inferiorità. Nei narcisisti psicopatici questa sovra compensazione è molto evidente. Si sentono vuoti e inferiori reagiscono con il sé grandioso, la manipolazione e una forte aggressività. Sono rabbiosi proprio perché si sentono inferiori e inadeguati. Si sentono frustrati e vogliono rivalersi su soggetti più deboli.